Bologna, 23 ottobre 1966: campioni si nasce, eroi si diventa. È questa la premessa per raccontare la storia di un uomo invincibile: Alex Zanardi, campione italiano di automobilismo e paraciclismo che, con la sua tenacia e il suo categorico rifiuto della sconfitta, è divenuto simbolo di resilienza e di rivincita per il mondo intero. Vediamo quali sono gli avvenimenti nella sua carriera che, tra alti e bassi, hanno consacrato quest’uomo a leggenda.

Talento nel sangue

Alessandro eredita la passione per i motori da suo padre, grande intenditore ed ottimo pilota dilettante. Inizia così a frequentare le corse gareggiando sui kart, dando libero sfogo alla sua classe e conquistando tre Campionati italiani ed un titolo Europeo di kart. In quei tempi veniva soprannominato “il Parigino” per la sua guida estremamente pulita ed orientata all’efficacia nel risparmio delle gomme.

Le formule minori

Alla luce degli ottimi risultati sui kart, nel 1988 entrerà in Formula 3. Solo dopo un paio d’anni riuscirà a prendersi le sue dovute soddisfazioni, aggiudicandosi il secondo posto in Coppa Europa a Le Mans del 1990. Questo è l’anno in cui conoscerà anche la sua futura compagna di vita, Daniela. Nel ’91 passa in Formula 3000 ma, nonostante partisse in prima fila otto gare su dieci, non riuscì a conquistare il titolo mondiale. Venne comunque riconosciuto come Miglior pilota italiano nella cerimonia dei Caschi d’oro di Autosprint e testò, per la prima volta, una vettura di Formula 1.

La Formula 1

Le prestazioni di Zanardi in Formula 3000 non passano inosservate, tant’è che si trovò nelle condizioni di sostituire Michael Schumacher che dalla Jordan stava per passare alla Benetton. Alla fine, divenne il sostituto di Roberto Moreno in Jordan quando, debuttando al Gran Premio di Spagna del 1991, si classificò al nono posto. Un gran combattente Alex Zanardi ma, in questa stagione, riesce a conquistare soltanto un punto in 25 Gran Premi disputati. La Jordan non versava in buone situazioni finanziarie per cui Zanardi dovette cercare un nuovo team con cui gareggiare: Briatore gli propose di fare il collaudatore e terzo pilota per la Benetton ma lui accettò di sostituire Fittipaldi sulla monoposto Minardi, vettura con cui Alex non aveva buon feeling.

Gli azzardi

In una simulazione di gara Alex Zanardi realizzò tempi più veloci di Michael Schumacher, motivazione che spinse la Lotus a proporgli un contratto per le stagioni ’93-’94. La velocità non mancava ma erano gli errori commessi (anche in fase di rimonta) ad allontanarlo, GP dopo GP, dalle posizioni più alte. Nel tentativo di raggiungere risultati utili, inoltre, Zanardi cominciò a rischiare maggiormente in pista e spesso venne costretto a ritirarsi. A questo si aggiunsero anche gli infortuni, come lo schianto a oltre 240km/h durante le prove del Gran Premio del Belgio dopo il quale, a seguito della forza scaricata sulla schiena di Alex, il pilota diventò più alto di 3cm. La Lotus abbandonò la Formula 1, lasciando Zanardi nuovamente a caccia di una scuderia.

I cambi di rotta

Cambio di passo per Alex che, nonostante i contatti con le squadre di Formula 1, decise di svoltare nella Formula CART americana. Negli anni dal 1996 al 1998 il pilota da battere era lui. La Formula 1, però, bussò ancora alla sua porta e nel ’99 accettò un contratto triennale con la Williams, che lo porterà a lasciare gli States. La vettura, però, fu mal realizzata e su 16 GP il pilota bolognese collezionò 10 ritiri. Tra il capo progettista della scuderia e Zanardi i rapporti non andavano bene, ragion per cui Alex abbandonerà la Williams con successiva risoluzione del contratto dei due anni restanti. E fu così che ritornò in USA in Formula CART.

Il grave incidente 

Alex Zanardi prese parte alla stagione 2001 del campionato CART dove errori di strategia, scarso assetto dell’auto e inconvenienti tecnici non lo portarono mai sul podio. Il team, però, stava prendendo fiducia. Il 15 settembre 2001, nella tappa del campionato europeo a Lausitzring, Alex partiva 22esimo e si rivelò protagonista di una rimonta impressionante arrivando fino al primo posto. Uscendo dall’ultima sosta ai box, a tredici giri dalla fine, Zanardi perse improvvisamente il controllo della vettura (forse a causa di acqua e olio sulla traiettoria d’uscita) e, dopo un testacoda, si trovò in mezzo alla pista, sulla traiettoria dove sfrecciavano ad alta velocità Patrick Carpentier e Alex Tagliani. Il primo lo evitò, mentre il secondo impattò violentemente sulla monoposto di Zanardi all’altezza del muso, dove erano alloggiate le gambe, spezzando in due la Reynard Honda ed amputando di netto gli arti inferiori del pilota fermo sulla pista.

Un impatto devastante

Il cappellano della serie automobilistica gli diede l’estrema unzione prima che l’elicottero lo conducesse all’ospedale di Berlino. Qui, dopo quattro giorni di coma farmacologico, sei settimane di ricovero e una quindicina di operazioni chirurgiche, Alex lasciò l’ospedale per dedicarsi alla riabilitazione. I traumi non furono soltanto a livello fisico ma anche, e soprattutto, mentale. L’animo del pilota, però, è sempre stato quello di un guerriero e dopo molte fatiche si riprese, regalando a tutti i suoi tifosi e ad ogni appassionato di sport un sorriso che è sinonimo di forza, coraggio e determinazione.

Il ritorno dell’eroe

Se fu l’incidente a colpire inesorabilmente il mondo sportivo, ciò che realmente lasciò il segno nel cuore di tutti fu il ritorno di Alex Zanardi, un uomo esemplare, ottimista, tenace, nobile. Con grande umiltà e tanta voglia di vivere, Alex si è dedicato allo sport ora più che mai, partecipando alle Paraolimpiadi di Londra nel 2012 a bordo delle tre ruote handbike. Qui vincerà la medaglia d’oro, finalmente, per la prima volta nella sua carriera sportiva. Il 22 ottobre 2014 parteciperà alla più importante gara al mondo di triathlon Ironman tenutasi alle Hawaii e che prevedeva 3,8 km da percorrere nuoto, 180 km con la handbike e 42 km (una maratona) con la carrozzina olimpica: in meno di 10 ore Alex Zanardi completò la competizione classificandosi quinto assoluto, con lo speaker che dichiarò “Alex Zanardi, you are an ironman!”. E ancora: nel 2016 fu medaglia d’oro nella prova a cronometro handbike nel 2016, argento nella prova in linea e poi di nuovo oro con gli Azzurri su staffetta mista. Nel 2019, infine, medaglia d’oro nella prova staffetta dei Mondiali di paraciclismo d’Olanda.

Gli ultimi avvenimenti

Era il 20 giugno 2020 quando la vita di Alex Zanardi cambiò ancora una volta. Si trovava in Toscana a bordo della sua handbike per un evento di beneficenza quando, dopo aver perso il controllo del veicolo, si schiantò contro un camion proveniente dalla corsia opposta, incidente che danneggiò gravemente il cranio e il viso dello sportivo. Ancora una volta la morte si presentò al suo cospetto e per l’ennesima volta Alex si oppose ad essa. A distanza di nove mesi da questo terribile incidente, dato per spacciato, ha invece recuperato oggi la percezione sensoriale, mosso il pollice e riacquistato l’uso della parola. Non bisogna mai smettere di lottare. Non bisogna mai mollare. Forza Alex, esempio di vita!

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